IMPEGNO

  • Il Centro Studi G. Tagliacarne ha realizzato uno studio per la Camera di Commercio e la Regione Marche dedicato all’economia marchigiana.
  • I dati sono stati presentati anche dal presidente delle Camere di commercio, Gino Sabatini (a destra).

Fino a giugno le imprese vedono nero

Il 40% prevede una riduzione della domanda, con conseguezne sulla liquidità. Per il 70% fatturati ko nel corso del 2020

di Marco Principini

La pandemia da Coronavirus ha colpito duramente l’economia marchigiana. Emerge dalla ricognizione statistica realizzata da Centro Studi G. Tagliacarne per la Camera di Commercio e la Regione Marche. Secondo la rilevazione, il 70,4% delle imprese ha dichiarato all’Istat una riduzione (o assenza) del fatturato nel periodo giugno-ottobre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 (la percentuale per l’Italia è del 70,3%).

I dati sono stati presentati dal presidente dell’ente camerale Gino Sabatini e dal vice presidente della Regione Mirco Carloni. A marzo-aprile la quota di imprese marchigiane in riduzione si attestava al 75% (Italia 71,6%). Si amplia la quota di imprese con fatturato stabile (19% contro un’Italia al 19,9%) o in aumento (10,6% vs. Italia 9,8). In particolare, il 6,4% dichiara un aumento del fatturato superiore al 10% (Italia 6%). Il 25,2% delle imprese marchigiane ha ridotto il proprio livello di investimenti nel semestre luglio-dicembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 (Italia 28,4%), il 23,4% lo ha mantenuto stabile (Italia 22,4%), mentre il 7,3% lo ha aumentato (Italia 6,5%). Tra i principali effetti dell’emergenza da Covid-19 fino a giugno 2021, per il 40,1% delle imprese marchigiane (Italia 37,6%) si assisterà a una riduzione della domanda nazionale dei beni o servizi (inclusa la domanda turistica), per il 38,1% si ridurrà la domanda a seguito delle restrizioni dovute all’attuazione dei protocolli sanitari (Italia 38,4%) e per il 33,3% si manifesteranno seri problemi di liquidità (Italia 33,5%) per far fronte alle spese correnti. Per questi motivi, il 63,4% delle imprese delle Marche prevede una riduzione o assenza di fatturato nel periodo dicembre 2020-febbraio 2021 rispetto allo stesso periodo a cavallo fra 2019 e 2020, in linea con la media italiana (63,6%). Nel 17,9% dei casi il valore del fatturato sarà stabile o aumenterà (Italia 17,0%).

Intanto nel 2020 si stima un calo in Italia del 17,2% delle iscrizioni di impresa nei registri camerali rispetto al 2019. Per le Marche nel complesso dell’anno si prevede   una   diminuzione  del -16,3% medio nazionale. Nel trimestre luglio-settembre 2020, le esportazioni marchigiane si attestano a oltre 2,9 miliardi di euro (2,7% del totale Italia), osservando una flessione rispetto allo stesso periodo del 2019 pari a -1,7% (Italia -4,9%). Calano anche le importazioni (Marche -19,4%; Italia -11,1%), ma la bilancia commerciale dovrebbe restare in attivo nel 2020. Nelle province l’export segna andamenti divergenti, con Pesaro e Urbino +2,4% e Ascoli Piceno +7,7% che registrano una dinamica favorevole, al contrario di Ancona -1,6%, Macerata -13,2% e Fermo -13,7%. Le imprese green marchigiane, invece, guardano con maggiore fiducia a un ritorno a livelli di produzione pre-Covid-19: il 35% già dal 2021 (non eco-investitrici: 23%) e un ulteriore 28% nel 2022 (non eco-investitrici: 24%).

Anche l’agricoltura è un settore nevralgico dell’economia marchigiana. E per fare il punto sul comparto al Castello di Frontone si è tenuta la prima giornata di lavori dell’Osservatorio regionale per le politiche agricole e lo sviluppo rurale, organismo permanente voluto dal vicepresidente e assessore all’Agricoltura Mirco Carloni per creare un’occasione di ascolto, raccogliere e condividere idee, esigenze, risposte sulle dinamiche dello sviluppo delle aree rurali. Ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquarolii: «L’agricoltura, oltre a favorire il turismo rurale, è una opportunità per il lavoro, uno strumento di valorizzazione e governo del territorio e di promozione dei nostri prodotti e rappre -23,8% (6.755 iscrizioni contro 8.869): il peggior dato tra tutte le regioni italiane, con un variazioni del -28,3% nel primo semestre e del 17,8% nel secondo. Tra le province, tutte con dati peggiori della media nazionale, Macerata (-27,0%) si è collocata al primo posto, seguita da Fermo (-24,6%, quarta a livello nazionale), Pesaro Urbino (-23,4%, decima a livello nazionale), Ancona (-22,3%) e Ascoli Piceno (-19,9%). Sul fronte delle cessazioni di impresa le Marche ne faranno registrare a fine anno circa 7.700, vale a dire -21,3% in meno rispetto al 2019 contro il senta un’eccellenza della storia della nostra regione recente e meno recente. È quindi chiaro che investire in agricoltura e creare una filiera di imprese agricole che riescano a eccellere, competere, internazionalizzarsi significa ristrutturare un settore intero che può portare il nostro territorio ad essere ulteriormente protagonista. Per essere competitivi dobbiamo però fare sistema, la sfida è questa. Avere tante piccole imprese non è un limite, ma diventa risorsa se queste si mettono insieme e collaborano. Compito della politica è creare le giuste sinergie e cooperazioni in una visione d’insieme non frammentaria che ricrei delle filiere che possano internazionalizzarsi, competere, fare reddito e creare occupazione». «Sostenere l’agricoltura significa dare forza all’economia delle aree interne come motore di sviluppo per la regione e l’Italia intera ha spiegato Carloni -. Crediamo molto in questa opportunità: il castello di Frontone alle pendici del Catria è un luogo simbolico da dove cominciare insieme questo percorso di inversione di tendenza: fare delle aree interne luoghi dove vivere una vita migliore in termini di qualità, ma anche sotto l’aspetto della crescita economica».